I romanzi: come mi hanno aiutata in una fase delicata della mia vita

Perché i romanzi mi hanno aiutata in una fase delicata della mia vita

Come vi ho parlato nel precedente post, i romanzi sono stati i miei migliori amici durante l’adolescenza che ho passato quasi interamente da sola, in casa.

Non perché i miei genitori non volessero che uscissi, anzi. Loro desideravano che uscissi. Il problema era uno: con chi?

Purtroppo non riuscivo a farmi degli amici a causa della mia timidezza o perché avevo poco o niente in comune con loro. Nella mia classe c’era un’amica con la quale ogni tanto uscivo, o un’altra amica del mio quartiere, ma alla fine passavo quasi sempre le mie giornate da sola.

Non è stato un periodo facile. Tutto ciò che desideravo era avere un’amica con la quale parlare, uscire, andare al cinema. Insomma, le cose che un’adolescente vorrebbe fare. Però io non potevo e la cosa mi feriva.

Desideravo passeggiare per il centro di Roma fino al tramonto e magari mangiare fuori, andare al mare, andare a Hydromania ma non avevo nessuno con la quale fare queste cose. Dalla finestra guardavo le giornate illuminate da un sole meraviglioso e cominciai a detestarle e ad amare la pioggia, almeno avevo un motivo per non uscire.

A volte, mi capitava di uscire se avevo una commissione da fare e mi tornava la voglia di vivere, però stavo male e non c’era nessuno che volesse aiutarmi, perché a nessuno interessavo.

Cominciai a uscire con mia nonna, la portavo a fare una passeggiata a Ostia dove facevamo shopping e le consigliavo cosa comprare. Ricordo con un sorriso quanto le piacessero i negozi di scarpe e non c’era volta in cui non tornassimo a casa senza un paio acquistate da lei. Mi faceva compagnia mentre osservavo i romanzi nelle vetrine delle librerie e mi domandavo di cosa parlassero (ancora dovevo incontrare la stagista di cui vi ho parlato nel precedente articolo e che mi ha fatta innamorare dei romanzi). Mi piaceva passeggiare con lei e ora che fa molta fatica a camminare, mi dispiace non aver colto di più l’opportunità di uscire e farci un giro più spesso. L’ultima volta in cui siamo uscite, l’ho portata alla Fiera di Roma ad Abilmente, sapendo quanto lei ami cucire, mentre a me piace lo scrap.

È stata una giornata bellissima in cui mi sono divertita parecchio. Spingevo la sua sedia a rotelle tra gli stand dove osservava le stoffe, domandava alle persone come avessero fatto certe cose e ricordo di quanto si fosse innamorata di una macchina da cucire professionale. Anche se non ho ereditato da lei la bravura per il cucito, sono felice di essermi avvicinata a un hobby creativo e di aver passato in sua compagnia una giornata così bella. Non ricordo nemmeno quando fosse stata l’ultima volta in cui mi ero sentita così serena e non vedo l’ora che arrivi Novembre per tornarci.

Tornando a noi, non stavo passando un bel periodo. Soffrivo e guardavo al futuro con la speranza di uscire da quel momento nero. Desideravo diventare adulta credendo che tutto sarebbe cambiato. Bé, vi posso dire che non è così. Quello che raggiungiamo è un traguardo ma non un cambiamento. Quello parte da dentro di noi, se vogliamo davvero cambiare. Ma non saranno i diciotto anni a cambiare la nostra vita. O quando prendiamo la patente. Almeno per me non è stato così. A diciotto anni non è cambiato proprio niente e quando ho preso la patente ho imparato una cosa in più che poteva aiutarmi ma non mi ha dato quel cambiamento che mi aspettavo. E non penso di essere l’unica.

Guardiamo nel futuro per avere quel cambiamento che non arriva se non siamo noi a farlo in prima persona.

Un giorno, a sedici anni, quel cambiamento arrivò grazie a due avvenimenti importanti: mi avvicinai ai romanzi e si creò un pensiero che cresceva di giorno in giorno fino a radicarsi profondamente nel mio essere da farmi fare il primo passo verso il cambiamento.

Perché gli altri potevano divertirsi e io no?

Non fu facile, ve l’assicuro. Un giorno mi sono resa conto che mi vergognavo a scegliere i gusti del gelato e per quel motivo dovevo accontentarmi del gelato confezionato.

Assurdo, vero?

Eppure era così.

Cominciai a farmi tantissimi esami di coscienza, ad analizzarmi e capire che cosa mi frenasse dal fare quello che volevo.

Così, trovai tutto il coraggio che possedevo e cominciai ad affrontare le mie paure. Andai in gelateria e presi il cono, me ne andai al cinema a vedere i film; con le cuffie alle orecchie iniziai a passeggiare per il centro storico di Roma.

 

Iniziai a comprare romanzi e ogni volta che vedevo una libreria entravo e uscivo sempre con un nuovo libro.

Leggevo fumetti, cercavo le anteprime su internet che puntualmente erano in inglese e per loro cominciai a imparare qualche parola. Un giorno, riuscii persino a leggere diversi romanzi in inglese. Una faticaccia, credetemi, ma fu davvero emozionante.

Loro erano i miei nuovi amici, mi facevano compagnia fino a tarda notte, mentre i miei coetanei andavano a ballare fino all’alba, si ubriacavano o facevano sesso.

Loro si divertivano così, io mi divertivo leggendo i fumetti e i romanzi ed ero felice con loro. Mi immergevo in tantissime storie, entravo in contatto con diversi punti di vista che mi hanno arricchita a livello personale.

Leggere mi ha aiutata a farmi un’idea su molti argomenti, ha accresciuto la curiosità, portata in ambienti incredibili, mostrato luoghi splendidi. Conosciuto personaggi con la quale ho riso, pianto, amato.

In questo modo cominciai a uscire da quel periodo nero e mentalmente iniziai a creare delle storie che, però, non avevo intenzione di farli diventare dei romanzi.

Soprattutto imparai a stare bene da sola, un lusso che pochissime persone hanno. Lo reputo un lusso perché non devi più accontentarti di stare con qualcuno con la quale non vorresti stare solo perché hai paura della solitudine.

Io non avevo più paura di essere sola e da questo pensiero cominciai a diventare anche indipendente dagli altri. Da un semplice meccanismo poi scatta una catena:

Non ho paura di essere sola – non ho bisogno di stare con chiunque solo perché non voglio stare da sola – crescita dell’indipendenza – poter scegliere di circondarsi solo delle persone con cui ti trovi bene, anche se fosse solo una persona.

Capisco che possa essere difficile, ve l’ho appena raccontato di che faticaccia io stessa abbia fatto e del tempo (anni) che ho impiegato ad arrivare ad apprezzare la solitudine e continuare a fare quello che mi piace.

Viaggio persino da sola! E mi piace tantissimo perché non ho vincoli, non devo fare compromessi e posso godermi appieno l’intero viaggio. Ovviamente non dico che viaggiare in compagnia sia brutto, lungi da me dire una cosa del genere. Se riuscite a trovare quella persona con la quale siete sulla stessa lunghezza d’onda e avete tanti interessi in comune, allora avete fatto centro.

Quello che voglio dirvi è di non aver paura di essere voi stessi, non abbiate paura della solitudine ma imparate a conoscerla e ad apprezzarla, perché vi si aprirà una strada che non tutti hanno:

quella di essere felici con voi stessi e poter essere felici con gli altri.

 

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