Con te ho trovato la luce: perché ho scritto questo romanzo

Con te ho trovato la luce: la sua nascita

 

Con te ho trovato la luce non è nato sin da subito, anzi.

Eravamo rimasti all’entrata di Zen nelle nostre vite e del fatto che fossi tornata in Italia.

Ripresi la ricerca di un lavoro e passavo le giornate in giro con Zen e a leggere romanzi e fumetti e qui arriva il problema che mi ha portata a scrivere “Con te ho trovato la luce”:

non riuscivo più a trovare un romanzo che mi catturasse.

Compravo libri che mi lasciavano con l’amaro in bocca e il fastidio di aver speso dei soldi per qualcosa che non avrei più aperto una seconda volta.

Entravo nelle librerie e le copertine non mi colpivano, le trame mi annoiavano e cominciai a non comprarne più. Leggevo sempre le stesse trame con personaggi diversi, ma la storia era uguale alle altre.

Guardavo con sofferenza quei traditori che erano stati miei amici e stavano iniziando a non piacermi più. Sempre le stesse storie che ormai non mi prendevano più, oppure storie che per qualche motivo perdevano tutto il mio interesse.

Passai mesi a cercare qualcosa che mi piacesse, a seguire blog per vedere le trame dei nuovi libri, a leggere recensioni di libri con cinque stelle e a parte qualcuno che si salvava, gli altri proprio non mi piacevano.

Cominciai ad analizzarli e a criticarli. Dicevo che la mia protagonista non avrebbe mai agito in quel modo, o non avrei mai fatto prendere quelle scelte ai miei personaggi. Non avrei mai fatto prendere quella strada al mio romanzo.

Un piccolo pensiero stava crescendo ma continuavo a scacciarlo. Non volevo assolutamente scrivere un romanzo.

Voglio dire, nemmeno sapevo come si creasse un romanzo. Un conto erano le storie che inventavo, un altro era creare una storia che avesse un inizio e una fine, fosse di senso compiuto e non campata per aria.

Un commento che mi ha ferita molto è stata quando avevo detto a una persona a me vicina che avevo terminato di scrivere un romanzo. Lui rispose che non avevo fatto niente di così eclatante perché tutti scrivono romanzi.

A parte la poca delicatezza con cui mi ha spezzato il cuore, non posso negare che su una cosa abbia ragione: molte persone scrivono romanzi, ma non tutti sanno come si scrive una storia.

Una storia deve avere un inizio e una fine e il suo interno deve avere una storia che regge, altrimenti non funziona.

Una sera, assalita dalla noia e dalla frustrazione, decisi di farlo. Avrei scritto Con te ho trovato la luce.

Vi dico sin da subito che non è stato facile creare una storia simile. Inizialmente Con te ho trovato la luce non era nemmeno la storia che poi ho deciso di pubblicare.

Non è stata una scelta facile cancellare tutto e riscriverla nuovamente, ma so di aver preso la decisione giusta.

Nella versione precedente c’erano sempre Melanie, Julian, Mandy e Shane. Non c’erano le cheerleader, non esistevano Brianna e Livia. Le nemiche iniziali erano le gemelle. Hikari era in realtà un akita maschio di nome Kitsune e avrebbe incrociato la strada di Melanie ma non sarebbe stato suo. L’ambientazione non era Edimburgo, anche se Skylar esisteva.

Quando ho cancellato la vecchia storia non sapevo se l’avrei ricostruita. Non sapevo come inserire i protagonisti in una storia totalmente diversa e inizialmente decisi di non scriverla più e mi buttai su un altro romanzo che non ho più continuato, ma non so se in futuro lo farò.

Tuttavia, ero legata a quei personaggi, a quella storia e abbandonarla così mi sembrava ingiusto. Perciò passai ore e ore a inventare un modo per creare la storia adatta a loro.

C’erano anche domande importanti a cui trovare risposta:

Iniziare una storia dall’inizio o creare un prequel?

Vi spiego come è stato costruito Con te ho trovato la luce:

Inizialmente era un romanzo unico e faceva parte di una saga composta da altri due romanzi. Questi due romanzi sono il prequel del primo romanzo.

Cioè, raccontano di come Melanie è arrivata a perdere la memoria. Infatti il prologo di Con te ho trovato la luce si riallaccia all’ultimo libro della saga.

Ma si è presentato un problema quando ho deciso di pubblicarlo: era troppo lungo. Questo romanzo contava oltre 1100 pagine e per quanto mi addolora, alla fine ho dovuto dividerlo in due. E così sarà per gli altri due romanzi, anche se credo che l’ultimo romanzo sarà diviso in tre perché ancora più lungo.

Poi c’erano altre domande:

  • Che ambientazione? Perché il primo era diverso.
  • Che cosa voglio raccontare con questo romanzo?
  • Che messaggio mandare ai lettori?
  • Che storia creare?

Insomma, non erano molto semplici queste domande se mi allacciavo al romanzo che avevo cancellato.

Se siamo qui e mi state leggendo, è perché alla fine ho trovato le risposte a queste domande e voi potete leggere Con te ho trovato la luce parte 1.

Parte 1 perché, come scritto sopra, è un romanzo diviso in due. Non ho voluto modificare il titolo del secondo libro perché a mio parere il titolo racchiude tutta la storia.

Quando ho avuto la bozza della storia nella mente mi sono messa subito a scriverla. Ci ho impiegato sei mesi a scriverlo e se non fosse stato per i trekking che ho iniziato a fare poco dopo aver scritto oltre metà romanzo, molto probabilmente ci avrei impiegato di più.

In questo romanzo ho messo tutto ciò che vorrei trovare in un romanzo, così saprete anche che genere di libro mi piace leggere, ho inserito temi di attualità perché come ispirazione prendo la vita che mi circonda, la società in cui viviamo.

Durante un corso, un professore del diritto d’autore citò una scena presa dal film: Hitler contro Picasso e gli altri.

“L’avete fatto voi questo orrore, maestro?”, chiede l’ambasciatore nazista Otto Abetz a Pablo Picasso davanti a Guernica. Picasso rispose: “No, è opera vostra”.

Questa citazione mi ha colpita profondamente perché è la verità. Gli artisti mettono nelle loro opere ciò che vedono, ciò che sentono, ciò che provano.

Usano le proprie emozioni per raccontare qualcosa che vedono. Per cui questa cosa vale anche per me:

Con te ho trovato la luce non è opera mia, ma opera vostra.

 

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